FAQ

Sovraindebitamento

Il sovraindebitamento è una condizione in cui un individuo o un'entità non è più in grado di pagare i propri debiti a causa di un squilibrio tra le passività accumulate e le risorse finanziarie disponibili.

La normativa riguarda una varietà di circostanze e individui, offrendo diverse soluzioni adattabili a seconda della situazione specifica: la Ristrutturazione dei Debiti del Consumatore, l'Accordo con i Creditori e la Liquidazione Controllata.

È una delle tre procedure stabilite dalla Legge 3/2012, specificamente destinata alle imprese. Consiste nel proporre ai creditori un piano di pagamento sostenibile, che diventa vincolante se riceve l'approvazione di almeno il 60% dell'ammontare totale del debito.

La liquidazione controllata è un'opzione applicabile nelle situazioni debitorie più intricate, attivabile solo se presenti determinate condizioni e dopo aver ottenuto l'autorizzazione da parte del giudice portando così all'esdebitazione del debito.

Se consideriamo i soggetti non fallibili, come consumatori e piccoli imprenditori, possono richiedere l'esdebitazione direttamente solo coloro che sono privi di beni, detti incapienti. Invece, le persone che possiedono beni o percepiscono un reddito continuativo possono richiedere l'esdebitazione solo dopo aver avviato una procedura di sovraindebitamento.

L'esdebitazione è una misura legale accessibile unicamente alle persone fisiche e applicabile in due specifici scenari. La prima possibilità è per le persone dichiarate fallite, che possono richiederla entro 12 mesi dalla conclusione della procedura di fallimento. La seconda opzione è per le persone non soggette a fallimento che abbiano intrapreso una procedura di liquidazione del sovraindebitamento (precedentemente nota come liquidazione del patrimonio), e possono fare domanda dopo tre anni dall'inizio della procedura liquidatoria.

L'esdebitazione deve essere richiesta obbligatoriamente entro un anno dalla conclusione del fallimento o dalla fine di una procedura di sovraindebitamento. Se questo termine viene superato, il debitore perde definitivamente il diritto di richiederla.

Ottenere l’esdebitazione significa essere libero da ogni altro debito residuo ed essere riabilitato, ottenendo la cancellazione del proprio nominativo da ogni registro di cattivo pagatore.

La Composizione della crisi da sovraindebitamento è una normativa che ha come ratio quella di risolvere situazioni di sovraindebitamento, dando la possibilità, ai soggetti con i requisiti per richiederla, di fare una proposta di ristrutturazione dei debiti ai suoi creditori.

I soggetti che possono avvalersi della normativa sono tutti quei soggetti non fallibili, in cui rientrano: dipendenti nel pubblico e nel privato, pensionati, professionisti, piccoli imprenditori e aziende agricole.

Fondamentalmente, il debitore deve formulare una proposta di pagamento dei debiti che rispecchi le sue capacità economiche. Questa proposta è elaborata con il supporto di un professionista e viene presentata ai creditori attraverso il Tribunale competente per il luogo di residenza del debitore.

Se la procedura di Composizione della Crisi da Sovraindebitamento riesce, il debitore pagherà solamente la quota del debito che può effettivamente sostenere con le proprie risorse economiche, mentre la parte restante del debito verrà cancellata.

Essenzialmente la normativa copre tutte le tipologie di debito contratte con banche, istituti finanziari, fornitori, soggetti privati e pubblici.

Certamente sì, ma è necessario verificare la presenza di garanzie che supportino il piano proposto.

È possibile accedere alla procedura, anche se a quel punto la situazione potrebbe essere già parzialmente compromessa. Idealmente, la procedura di Composizione della Crisi da Sovraindebitamento dovrebbe essere attivata non appena emergono le prime difficoltà nel saldare i debiti. Tuttavia, anche se si inizia la procedura in una fase avanzata, come quando è in corso un pignoramento e la casa è stata messa all'asta, potrebbe ancora essere possibile salvare l'abitazione. In caso contrario, la procedura può aiutare a gestire e risolvere eventuali debiti residui che non sono stati coperti dalla vendita dell'immobile.

Sicuramente c’è la possibilità di salvare la casa, ma chiaramente dovrà essere corrisposto una parte del debito ai creditori. Questa parte dipende anche dal valore della casa. Se hai un debito di 500.000 euro e una casa che ha un valore di 100.000 euro, ad esempio, potrai pagare ai creditori una quota del debito decisamente parziale. Se, invece, hai un debito di 500.000 euro e una casa con un valore di 1.000.000 di euro è molto probabile che, al netto della procedura, dovrai pagare interamente il debito contratto.

Certamente sì. È comune che la vendita dell'immobile non riesca a coprire l'intero debito, soprattutto a causa di una possibile svalutazione della proprietà. In queste circostanze, è possibile utilizzare la procedura di Composizione della Crisi da Sovraindebitamento per ottenere l'annullamento della parte di debito che rimane insoluta.

Con decadenza di beneficio del termine si delinea quella situazione in cui il debitore ha un arretrato di sei rate, arretrato che autorizza la banca a esigere il pagamento da parte del debitore di tutto il capitale residuo preso a prestito in un’unica soluzione, e non a rate con “il beneficio del termine”.

Tuttavia, questa situazione non preclude la possibilità di avvalersi della Composizione della Crisi da Sovraindebitamento.

Assolutamente sì. Inoltre, tale situazione può essere considerata un fattore di meritevolezza che aumenta le possibilità di ottenere esiti favorevoli.

Se non è possibile avvalersi della Composizione della Crisi da Sovraindebitamento per la tua situazione, puoi comunque rivolgerti a uno dei nostri esperti che, gratuitamente, ti offrirà diverse alternative per affrontare e gestire la tua situazione.

La risposta varia in base alla situazione contingente, che dovrà essere analizzata da un esperto. Se si ha tempo a disposizione, si può preferire la legge 155 se si è consumatori o si vuole accedere alla liquidazione controllata. Se, invece, ad esempio, si parla di Piccolo Concordato, la convenienza ad usare l’una o l’altra normativa va verificata.

Se si tratta di ristrutturazione dei debiti del consumatore la decisione spetta al consumatore in accordo con i suoi consulenti. Se invece si parla di liquidazione controllata l’ammontare della proposta viene sancito dal Giudice delegato.

Nessuna differenza, sono due nomi diversi che riguardano lo stesso Decreto Legge, nato in attuazione della legge 155/2017.

Il codice della crisi dell’impresa e dell’insolvenza, è un nuovo codice entrato in vigore nel 2022 e che riforma completamente la normativa fallimentare, che risaliva al 1942. Il codice riguarda anche la disciplina del sovraindebitamento, in quanto le nuove norme assorbono la precedente legge 3 2012 che dall’agosto 2022 non sarà più in vigore, e verrà sostituita dal codice della crisi (D.L. 14 2019).

La certezza di essere un soggetto che rientra nella normativa è difficile da appurare autonomamente. Chiamaci al 351 3361 726, parlerai con uno dei nostri consulenti gratuitamente, che raccoglierà informazioni sulla tua situazione e ti saprà indicare se hai i requisiti per attivare questa procedura.

L’OCC stila una relazione sulla procedura di composizione della crisi che verrà mandata al Giudice insieme al Piano del Consumatore. Rappresenta l’attore che certifica la veridicità e la completezza del piano e dei documenti. In poche parole, stabilisce se ci sono le basi per portare la procedura all’attenzione del Giudice

“A Fresh start” è il modo in cui vengono chiamate le procedure di sovraindebitamento nei paesi anglosassoni, dove da ormai molti anni è possibile risolvere le situazioni di sovraindebitamento accedendo a specifiche procedure di legge

“Fresh start” ha il significato di nuova partenza, ovvero di dare la possibilità alle persone di lasciarsi definitivamente alle spalle l’esperienza del sovraindebitamento e ripartire con il diritto di avere una vita dignitosa e serena.

Il decreto Legge 14/2019 è il decreto con cui è stato istituito il “Codice della crisi dell’impresa e dell’insolvenza” in applicazione della legge 155 del 2017. IL codice riordina tutta la materia fallimentare, ed in particolare in tema di sovraindebitamento detta nuove disposizioni che vanno a modificare radicalmente la precedente legge 3 2012.

La cosa migliore da fare è consultare un professionista per confrontarsi e scegliere la soluzione migliore. Difatti, esiste l’opzione di accettare l’eredità con il beneficio dell’inventario, che consente di tenere distinti il patrimonio della persona deceduta e dell’erede. In situazioni debitorie, questo vuol dire che l’erede non è tenuto a pagare i debiti del defunto oltre quanto abbia effettivamente ereditato.

Attivando la procedura di Composizione della Crisi da Sovraindebitamento è possibile anche sanare i debiti con Equitalia, per cui si pagherà solo una parte del debito e liberati dalla parte restante, a seconda della situazione patrimoniale individuale. L’IVA, tuttavia, non può essere cancellata e va pagata, anche se con la procedura si può ottenere una dilazione del pagamento.

Assolutamente sì: inoltre, questa situazione può essere giudicata come condizione di meritevolezza che fornisce maggiori probabilità di ottenere risultati positivi.

La legge 155/2017 è la legge approvata dal parlamento che incarica il governo di provvedere a una completa riscrittura di tutta la legge fallimentare, dettando i punti generali della nuova norma. Il Codice, invece, scritto dal Governo, in attuazione della legge delega, contiene il dettato normativo relativo alla riforma della legge fallimentare e sul sovraindebitamento.
Pertanto il testo corretta a cui fare riferimento per il sovraindebitamento è il Codice della Crisi e dell’Insolvenza.

Purtroppo anche se si è arrivati al punto in cui la nostra casa è stata venduta all’asta, non sempre la situazione debitoria è risolta. L’immobile di proprietà infatti, ogni volta che va all’asta, subisce dei ribassi, derivanti dal deprezzamento dell’immobile stesso.

Quindi, nel caso in cui anche dopo questa vendita rimangano dei debiti residui, i creditori vanno nuovamente all’attacco di ciò che rimane (ad es. un conto corrente) oppure portano avanti azioni verso chi ha eventualmente prestato delle garanzie.
Con la Legge 3 2012 è possibile intervenire e risolvere la situazione, pervenendo ad una definitiva esdebitazione.

Quando il debitore attiva una procedura di sovraindebitamento rispetto alle banche dati private come Crif, viene attivato un processo in due fasi che alla fine porterà alla cancellazione dalla banca dati dei cattivi pagatori.

In una prima fase il debitore viene classificato come “a rientro” fino a quando la procedura di sovraindebitamento non viene chiusa. Per spiegare meglio, se il piano che viene proposto ai creditori prevede una proposta dove pago il 30% del debito in due anni, fino a quando questo 30% non viene versato, l’iscrizione in Crif verrà classificata come “a rientro”. Questa classificazione è generica e riguarda tutti i debiti che sono stati in varie forme rinegoziati.

Dopo che il piano viene saldato, invece, la banca dovrà comunicare il completamento del rientro e quindi il cliente dovrà essere cancellato come cattivo pagatore. I dati verranno aggiornati con i tempi previsti dalla normativa.

La risposta è si: anche se tutto il tuo patrimonio è già stato aggredito dai creditori (ad esempio la casa è stata venduta all’asta), una delle grandi novità della legge 155 2017 è quella che viene prevista una procedura specifica per aiutare le persone che non hanno nessun patrimonio. questa procedura si chiama “esdebitazione del debitore incapiente“, e permette al debitore in difficoltà che non ha più nessun bene di essere completamente riabilitato con la cancellazione di tutti i beni.

L’unica differenza sostanziale con le altre procedure è che si può utilizzare l’esdebitazione del debitore incapiente una sola volta nella vita.

No, la normativa non prevede una somma minima di debiti per accedervi. Tuttavia, consigliamo di attivare tale procedura solo in situazioni di debiti rilevanti, di almeno qualche decina di migliaia di euro, per intenderci. Accedere alla procedura con debiti minori porterebbe a dei costi per la pratica che potrebbero incidere pesantemente sul bilancio complessivo. 

La risposta è si: l’approvazione di un piano presentato con la legge 155 2017 fa terminare il pignoramento dello stipendio che viene sostituito da quanto previsto dal piano. Infatti la norma prevede che con l’apertura di una procedura concorsuale si blocchino le azioni individuali dei creditori: pertanto quello che è stato pagato con il pignoramento rimarrà legittimamente al creditori, ma per le rate future del pignoramento ci sarà il blocco.  Importante sapere che il blocco avviene dall’omologa del piano e non dalla presentazione dello stesso.

La procedura si dispiega in questo modo: prima viene nominato un Organismo di Composizione della Crisi che darà supporto al debitore nella procedura; viene presentato il Piano al creditore; quando il Giudice avrà sancito la meritevolezza del Piano, vi sarà l’omologa.

Sì. La procedura è personale e quindi sarà possibile portarla a termine anche se avviata da uno solo dei soci della snc in difficoltà.

Assolutamente si: non solo se sei un cattivo pagatore puoi accedere alla normativa, ma, inoltre, potrai vederti cancellare il debito in caso la procedura andasse a buon fine e potrai, quindi, tornare “pulito” in CRIF.

Per la Legge 155 2017 il sovraindebitamento viene definito come “lo stato di crisi o di insolvenza del consumatore, del professionista, dell’imprenditore minore e di ogni altro debitore non assoggettabile alla liquidazione giudiziale”.

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Indice

Legge 3/2012

La Legge 3 del 2012 mira a offrire soluzioni per le situazioni di sovraindebitamento. Consente ai debitori che non sono soggetti a fallimento di avanzare ai loro creditori una proposta di ristrutturazione del debito, offrendo così una via per risolvere le difficoltà finanziarie senza ricorrere al fallimento.

Il debitore si confronta con un professionista per definire una proposta da fare ai propri creditori attraverso il Tribunale competente nel luogo di residenza. Esistono diverse procedure adatte a situazioni differenti.

La Legge 3 del 2012 è accessibile a tutti coloro che non sono inclusi nel perimetro della legge fallimentare, tra cui lavoratori dipendenti sia pubblici che privati, pensionati, gestori di aziende agricole, piccoli imprenditori e professionisti.

Sicuramente sì: sarà necessario analizzare la situazione per capire quale offerta proporre ai creditori. La perdita del lavoro potrebbe essere una condizione di meritevolezza che aiuta ad ottenere un risultato positivo.

Certamente sì: la difficile condizione di coloro che hanno difficoltà a causa di malattie può essere una condizione di meritevolezza che aiuta ad ottenere un risultato positivo.

Sì, sarà necessario valutare eventuali garanzie a supporto del piano, anche da parte di terzi.

Le procedure stabilite dalla legge riguardano tutte le tipologie di debito verso banche, società di finanziamento, fornitori, privati (come, ad esempio, il condominio) e Pubblica Amministrazione (Equitalia e Agenzia delle Entrate).

Il debitore può ottenere la soddisfazione dei creditori in base alle sue reali capacità economiche; l'ammontare del debito che risulta impossibile da pagare al termine della procedura verrà esdebitato.

Se vuoi sapere con certezza se al tuo caso può essere applicata la normativa chiamaci al 085 91 16 693 e prenota un appuntamento per avere la tua prima consulenza gratuita. 

La norma non prevede un minimo di debito richiesto per accedere alle procedure di sovraindebitamento, ma richiede che sia dimostrato un significativo squilibrio tra il debito accumulato e la capacità di pagamento del debitore.

Anche se non esiste un limite minimo di debito, è consigliabile che il debitore consideri di avvalersi di questa normativa per debiti che raggiungano almeno alcune decine di migliaia di euro. Questo perché i costi legati alla gestione della procedura possono diventare onerosi e gli obblighi imposti al debitore potrebbero risultare eccessivi rispetto alle dimensioni del debito.

La procedura prevista dalla Legge 3/2012 si articola in tre fasi:

  • nomina di un Organismo di Composizione della Crisi (OCC) che ha il compito di aiutare il debitore nella gestione della situazione di sovraindebitamento;
  • presentazione di un Piano di ristrutturazione del debito, elaborato secondo le modalità stabilite dalla legge;
  • il Piano deve essere omologato da un giudice, il quale verifica la presenza di tutti i requisiti necessari per l'approvazione del piano stesso.

Si può affermare, con un pizzico di ironia, che "chi ben comincia è a metà dell'opera", suggerendo quindi la prontezza nell'avviare la procedura di composizione della crisi non appena emergono i primi segni di difficoltà nei pagamenti, evitando così che le azioni dei creditori possano incidere gravemente sul patrimonio. Anche nel caso in cui si fosse già al punto di affrontare misure estreme come il pignoramento dello stipendio o l'asta della casa, la procedura può ancora essere attuata.

In queste circostanze, si cercherà per quanto possibile di salvaguardare la casa. Se ciò non fosse fattibile, la procedura può comunque offrire una soluzione per risolvere i debiti residui non coperti dalla vendita dell'immobile, permettendo così al debitore di superare questa difficile situazione e ricominciare senza debiti.

Salvare la propria abitazione è spesso una priorità che motiva i debitori a cercare soluzioni efficaci. È possibile mantenere la proprietà, ma ciò comporta il pagamento di una parte del debito ai creditori. Il principio generale è che maggiore è il valore dell'immobile, maggiore sarà la quota che il debitore dovrà rimborsare.

Per illustrare con un esempio paradossale: se possiedo una villa del valore di mezzo milione di euro e i miei debiti ammontano a soli 100.000 euro, è probabile che dovrò saldare l'intero debito anche seguendo la procedura legale. Invece, se i miei debiti fossero equivalenti a mezzo milione di euro e il valore della casa fosse di soli centomila euro, potrei proporre ai miei creditori un pagamento molto limitato rispetto al totale dovuto.

Quando una banca concede un mutuo o un prestito, il pagamento dilazionato del debito è conosciuto come "beneficio del termine", che permette al debitore di ripagare l'importo a rate. Se il debitore accumula un ritardo superiore a sei rate, la banca ha il diritto di richiedere il pagamento dell'intero capitale residuo in un'unica soluzione, solitamente tramite una lettera raccomandata che informa il debitore della perdita del diritto al rimborso rateale.

La perdita del beneficio del termine non preclude tuttavia l'accesso alle misure di sovraindebitamento previste dalla Legge 3 del 2012. È un'azione iniziale che il creditore può intraprendere per recuperare il denaro prestato, e richiede che il debitore agisca prontamente per non lasciar trascorrere ulteriore tempo inutilmente.

La decadenza del beneficio del termine, non impedisce di accedere alla Legge 3 2012 sul sovraindebitamento. E’ comunque un primo passo che il creditore muoverà per riavere il denaro prestato, ed è quindi necessario agire con una certa velocità, senza far trascorrere inutilmente tempo.

Nel momento in cui una fidejussione o una garanzia relative ad un debito contratto da un’altra persona, vengono richieste al garante (tecnicamente si parla di escussione della fidejssione) diventano debiti anche di quest’ultimo, e pertanto possono essere inseriti in una procedura di sovraindebitamento.

Di conseguenza è corretto affermare che si può accedere alla Legge 3 2012 anche per i debiti relativi a fidejussioni prestate ed escusse dal creditore.

Certamente, le procedure previste dalla Legge 3 del 2012 offrono ai contribuenti l'opportunità di regolarizzare anche i debiti con l'agenzia delle entrate-Riscossione, precedentemente conosciuta come Equitalia. Tuttavia, è importante notare che l'IVA non può essere ridotta, ma è possibile negoziare una dilazione del pagamento.

Nel contesto della procedura di sovraindebitamento, il debitore può avere l'opportunità di saldare solo una parte del debito con l'agenzia delle entrate-Riscossione, ottenendo la cancellazione del resto del debito. La percentuale del debito che non sarà necessario saldare dipenderà dalle condizioni economiche e patrimoniali del debitore, e deve essere valutata su base individuale.

La procedura di sovraindebitamento può permettere di pagare una parte del debito con Equitalia vedendo esdebitata la restante parte. La percentuale che sarà possibile non saldare dipende dalle possibilità economico patrimoniali di ogni soggetto e va valutata di caso in caso.

È fondamentale comprendere che mentre è possibile negoziare i debiti con le banche anche attraverso soluzioni di saldo e stralcio, i debiti fiscali con lo Stato non sono trattabili se non attraverso l'attivazione di procedure specifiche. Se si hanno debiti con il fisco, l'opzione consigliabile è avvalersi di una delle procedure previste dalla Legge 3 del 2012 o dalla Legge 155 del 2017. Queste normative offrono strumenti legali per gestire e potenzialmente risolvere le difficoltà debitorie in maniera strutturata.

Non tutti sono a conoscenza del fatto che è possibile accettare un'eredità con beneficio di inventario, permettendo così di valutare preventivamente se sia vantaggioso o meno accettarla. In queste situazioni, è consigliabile consultare un professionista, come un consulente specializzato o un notaio, il prima possibile per una guida adeguata.

Accedere alle procedure previste dalla Legge 3 del 2012 è cruciale non solo per ripulire il proprio profilo nel CRIF, ma anche per affrontare e risolvere in maniera definitiva i problemi di debito. Queste procedure offrono una soluzione concreta e protezione legale per il debitore. Se la procedura si conclude positivamente con l'omologazione del piano di ristrutturazione, il debitore raggiungerà l'esdebitazione, il che significa che non sarà più tenuto a saldare i debiti pregressi. Di conseguenza, le Società di Informazioni Creditizie (SIC) dovranno aggiornare i propri registri per riflettere questa nuova condizione.

Se la tua situazione non dovesse rientrare nei casi coperti dalla Legge 3 del 2012, un incontro con il nostro esperto potrebbe comunque rivelarsi prezioso. Anche se non potrai accedere alle procedure di quella legge, avrai l'opportunità di ricevere gratuitamente consigli e indicazioni su come affrontare al meglio le tue problematiche debitorie.

L'opportunità di utilizzare specifiche procedure dipende dalla particolarità di ogni caso, che dovrebbe essere valutato da un esperto individualmente. Se non ci sono urgenze immediate, la Legge 155 del 2017 offre numerosi vantaggi per i consumatori, specialmente in situazioni di liquidazione del patrimonio. Per quanto riguarda il Piccolo Concordato, la sua convenienza deve essere esaminata caso per caso, valutando attentamente i dettagli specifici della situazione del debitore.

Saldo e stralcio

Il saldo e stralcio è un accordo in cui il debitore paga al creditore una somma inferiore al debito totale e il restante debito viene cancellato, chiudendo la questione.

Questo metodo è spesso usato quando il debitore non può ripagare l'intero importo dovuto.

Il saldo e stralcio funziona attraverso una negoziazione tra il creditore e il debitore, dove si concorda il pagamento di una somma ridotta rispetto al debito totale.

È importante valutare accuratamente la situazione economica e finanziaria del debitore per formulare un'offerta adeguata da presentare al creditore. Dopo aver definito questa offerta, si procede con le negoziazioni, assicurandosi che l'accordo includa le garanzie necessarie per proteggere il debitore.

Una volta raggiunto l'accordo e effettuato il pagamento della somma concordata, tutte le segnalazioni relative al debitore presenti nelle banche dati verranno rimosse e qualsiasi altro onere o gravame sarà interrotto.

La procedura di saldo e stralcio è accessibile per le persone fisiche che si trovano in una situazione di significativa e comprovata difficoltà economica, a causa della quale non sono più in grado di soddisfare i propri debiti.

Solitamente, è fattibile applicare il saldo e stralcio a debiti derivanti da prestiti personali ottenuti tramite istituti di credito o finanziarie, debiti con fornitori, utilizzo di carte di credito, e debiti tra privati. Tuttavia, questa procedura non è applicabile ai debiti originati da relazioni di lavoro, come il Trattamento di Fine Rapporto (TFR), né ai debiti contratti con enti della pubblica amministrazione.

Indipendentemente dall'esito, positivo o negativo, della proposta di saldo e stralcio, il creditore invierà una comunicazione al debitore che ha avanzato l'offerta. Le tempistiche per ricevere una risposta definitiva possono variare, ma generalmente si attende da due settimane a un mese.

Nel saldo e stralcio di un finanziamento la percentuale di risparmio dipende da molte variabili: più il debitore è in difficoltà più può ottenere un risparmio consistente. Se invece il debitore ha patrimonio, lo sconto offerto dalla finanziaria sarà minore.

L’esito di una procedura a saldo e stralcio è variabile di caso in caso, dunque, non ci sono delle indicazioni fisse: generalmente si va da un minimo del 30% di risparmio fino ad un massimo addirittura dell’80%.

Il saldo e stralcio è generalmente consigliato per debitori che hanno un debito non superiore ai 50.000 euro e che hanno a che fare con un solo creditore, come una banca o una finanziaria.

L'articolo 4 del Decreto Sostegni (D.L. 22.3.2021, n. 41) ha stabilito la cancellazione automatica dei ruoli affidati agli Agenti della Riscossione relativi al periodo tra il 1 gennaio 2000 e il 31 dicembre 2010, per importi fino a 5.000 euro.

Il saldo e stralcio immobiliare è un processo che mira a stabilire un accordo con la banca o altri creditori, consentendo di chiudere il debito mediante il pagamento di una somma inferiore a quella originariamente dovuta. Questo accordo permette di liberare l'immobile da eventuali ipoteche, facilitando così la risoluzione della situazione debitoria.

In uno stralcio immobiliare, i principali soggetti coinvolti sono il debitore, il creditore, l'acquirente e il consulente del debito. Il debitore è colui che, a causa di eventi imprevisti, si trova nell'impossibilità di continuare a pagare il debito. Il creditore è l'ente che inizia la procedura di pignoramento dell'immobile per recuperare il credito. L'acquirente è la persona che acquista l'immobile durante un'asta giudiziaria, solitamente prima del suo completamento. Infine, il consulente del debito è il professionista che, incaricato dal debitore, negozia con i creditori stabilendo l'importo da pagare per saldare il debito.

Il saldo e stralcio immobiliare è una soluzione vantaggiosa per tutte le parti coinvolte. Il debitore beneficia dell'eliminazione del debito pagando una somma inferiore a quella originariamente dovuta e, una volta cancellato dalla Centrale Rischi, può accedere nuovamente a finanziamenti. Il creditore ottiene un pagamento immediato e definitivo, evitando le incertezze e le lunghe attese legate alla vendita all'asta. L’acquirente, invece, ha la possibilità di acquistare l'immobile rapidamente e a un prezzo conveniente.

L'offerta di negoziazione per un saldo e stralcio deve essere presentata dal debitore al creditore mediante invio di una raccomandata. È possibile proporre questo tipo di accordo anche se il procedimento esecutivo è già avviato, poiché un'accettazione dell'offerta da parte del creditore interromperebbe il procedimento stesso.

Con il saldo e stralcio, una volta estinto il debito, la riabilitazione creditizia è immediata. È importante, tuttavia, assicurarsi di ottenere un documento ufficiale dal creditore che confermi l'accettazione della proposta e certifichi il pagamento avvenuto. Questo documento è essenziale per dimostrare che il debito è stato regolarmente saldato.

Le tariffe per le nostre consulenze legali relative al saldo e stralcio dipendono da vari fattori. Generalmente, calcoliamo una percentuale progressiva basata sull'importo che il cliente riesce a risparmiare rispetto al debito originale.

Non ci sono regole universali per determinare quanto può essere offerto: la quota da proporre può variare tra il 30% e l’80% dell’intero importo. Ogni caso va analizzato e valutato singolarmente.

Il processo di saldo e stralcio applicato a una fidejussione segue principi simili a quelli di un finanziamento ordinario, ma la differenza sostanziale risiede nella percentuale di riduzione del debito che le banche sono disposte ad offrire al fidejussore. In certe condizioni, il fidejussore può essere liberato delle proprie obbligazioni pagando una percentuale molto bassa del debito originale, talvolta anche inferiore al 10%.

Rispetto a un finanziamento tradizionale, la negoziazione per stralciare una fidejussione è più complessa. Pertanto, l'assistenza di un consulente esperto è cruciale e può risultare decisiva nel conseguire risparmi significativi, ben superiori a quelli che si potrebbero ottenere agendo autonomamente.

La manovra del governo 2023 prevede che i debiti relativi una somma inferiore a 1.000 euro vengano di fatto annullati. Questa misura è volta sia a semplificare il sistema di riscossione sia a facilitare i cittadini nel regolare i loro debiti, alleggerendo così il carico sia per gli enti che per i debitori.